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  LA SCELTA DEL PRESIDENTE

Essere eletto alla più alta carica dello Stato, rappresenta una vera e propria impresa per chiunque riesca a entrare nella cosiddetta rosa di nomi. “La scelta del Presidente”, in questi giorni in libreria, racconta, attraverso cronache d’epoca e atti ufficiali, tutto quello che è avvenuto da Enrico De Nicola alla rielezione di Giorgio Napolitano.
Nella prima Repubblica si assisteva a lotte fratricide interne alla Democrazia cristiana, con l’aggiunta dei condizionamenti esterni dell’America, della Massoneria e della Chiesa; le pressioni e i veti provocavano, più che l’elezione di un candidato, la sconfitta del prescelto. Nella seconda Repubblica, con la fine dei partiti tradizionali, e fermo restando le influenze esterne, molto è dipeso dall’improvvisazione del momento delle nuove formazioni politiche.
Denominatore comune, nella prima come nella seconda Repubblica, è la variabile impazzita dei “franchi tiratori” che da sempre detiene un peso rilevante e in molti casi decisivo nell’elezione del Capo dello Stato. Fatta eccezione per De Nicola, da Einaudi a Napolitano bis, ogni bassezza è divenuta possibile: sotterfugi, tradimenti, imboscate e accordi sottobanco. Tutti i leader di partito e i candidati stessi sono dovuti venire a patti; nonostante ciò, i vincitori sono stati sempre loro che – come cecchini infallibili – prima concepivano l’imboscata e poi impallinavano il prescelto di turno senza pietà. “C’è il franco tiratore pragmatista, che ha una motivazione culturale o amicale, e dunque cambia la posizione a seconda del candidato, e c’è il franco tiratore fondamentalista, che punta solo a ...


 
   
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