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  PER NON DIMENTICARE LA VERA ANIMA DI CAMUS

Antonio Castonuovo ha ricevuto una lettera dalla figlia di Camus, Catherine, per il suo fresco di stampa "Alfabeto Camus"; lasciamo a loro la parola.

Abbiamo dimenticato Camus. Peggio: lo abbiamo messo volontariamente da parte. Eppure Camus non fu soltanto il romanziere che molti hanno amato nello “Straniero” o nella “Peste”, è anche il grande saggista de “L’uomo in rivolta”: una voce robusta che, nell’Europa della metà del Novecento, si sollevò per esprimere il grande valore della rivolta, che per essere seria deve colpire le radici della vita, dev’essere prima di tutto rivolta metafisica, un grido che si solleva contro l’ingiustizia della vita, contro il vuoto della realtà, contro la grande iniquità che si compie quando un uomo viene gettato nel mondo.
Essendo dunque un rivoltoso con le carte a posto, Camus non volle tacere nemmeno al cospetto di chi – in nome di una falsa giustizia – inneggiava ai gulag stalinisti, che egli considerò invece uguali ai lager nazisti. Così facendo, era scontato che pestasse i piedi a quella sinistra che in Europa appoggiò Stalin, senza vederne immediatamente gli orrori.
Diventò pertanto espressione di una coscienza libera e inquieta che si collocò agli antipodi della forma servile di coscienza rivoluzionaria: quella narcisista degli intellettuali engagé. E fu lo scontro; tra cui resta famoso quello con Sartre che, per l’occasione, si mostrò assai poco umano.
Ma fu lui, fu Camus a uscirne storicamente vincente, ed è lui a profilarsi oggi come il precursore di ...


 
   
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