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  IL DITO NELLA PIAGA EDITORIALE (SE LO DICE PAOLO DI STEFANO)

Paolo Di Stefano, giornalista del “Corriere della Sera” e scrittore, è un caro ragazzo, anche se anagraficamente non ne ha l’età. Non per strizzargli l’occhio, ma io lo stimo perché è ancora onesto e libero, per quanto si possa, in busta paga Rizzoli.
Non mi ha sorpreso quindi quello che ho potuto leggere a sua firma sul “Corriere della Sera” di martedì 29 marzo. Son cose e concetti che vado affermando in tutti i modi possibili fino a stancarmi di farlo. Ma se lo scrive Paolo, allora vale la pena tornarci sopra. Dice a proposito dell’indagine Nielsen sull’acquisto e la lettura di libri commissionata dal “Centro Lettura” (creatura del regime berlusconiano) presieduto da Gian Arturo Ferrari:
…”Altro che crescita o decrescita del Pil, c’è un prodotto interno lordo che procede più lentamente di quello economico ed è quello culturale. Non si potrebbe immaginare niente di più catastrofico per lo sviluppo di un paese. L’industria editoriale consegnata nelle mani dei super manager, non ha dato grandi risultati. O meglio, se le case editrici stanno economicamente meglio che nel passato, il Paese è rimasto culturalmente quello di sempre, se non peggio…” e aggiunge: “un altro dato significativo dell’indagine Nielsen è che i libri nettamente più venduti (20% del totale) sono gialli, polizieschi e thriller, cioè tutta quella massa di titoli che un tempo veniva ignorata dai sondaggi in libreria per il semplice fatto che veniva considerata paraletteratura…”
Aggiungo io, a complemento di quello che Paolo ...


 
   
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